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Vittorio Bellavite: “Sul Concilio troppo è stato ignorato o applicato pro forma”

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Vittorio Bellavite è il portavoce dell’organizzazione Noi Siamo Chiesa, la costola italiana del movimento cattolico progressista International Movement We Are Church (IMWAC). Da me raggiunto via email in occasione dell’assemblea “Chiesa di tutti, chiesa dei poveri”, svoltasi a Roma il quindici settembre 2012, ha accettato di rilasciarmi l’intervista seguente.


Cinquant’anni fa, ad ottobre, ebbero inizio i lavori del Concilio Vaticano II. Quale bilancio è possibile farne, oggi?

R.: E’ un bilancio di grande apprezzamento per quello che dissero e scrissero i Padri conciliari tenendo conto della situazione della Chiesa di allora.
Noi siamo dell’opinione che il Vaticano II ha significato una vera e propria rottura nella storia della Chiesa. Quelli che sostengono il contrario sono gli stessi che lo contraddicono nella gestione ordinaria della Chiesa. Ma esiste un’area conciliare che vive e prega a partire dalle sue migliori intuizioni.

All’interno del dettato conciliare è presente una serie di importanti aggiornamenti rivolti alle persone che appartengono alla Chiesa cattolica. A detta di molte e di molti, la maggior parte degli esiti in esso contenuti sono stati ignorati oppure applicati in modo non corrispondente alla volontà dei promulgatori. Che cosa può dire in proposito?

R.: Sì, è vero. Troppo è stato ignorato o applicato proforma. Soprattutto le questioni che riguardano nelle sue strutture la vita della Chiesa come Popolo di Dio. Tutto è come prima, se non peggio.

Fu papa Giovanni XXIII ad indire i lavori conciliari. Egli aveva in mente una Chiesa che fosse proprio di tutte e di tutti, poveri compresi. Oggi come stanno davvero le cose? Quanto la Chiesa di Roma è vicina a quel messaggio?

R.: Anche nel Concilio la linea della Chiesa dei poveri non passò, ma restò però come messaggio profetico sempre valido e sempre riproposto. Le cose, da questo punto di vista, non vanno bene.
Si pensi che i vescovi tedeschi hanno in questi giorni imposto il “Pay for Pray”, cioè niente sacramenti per il cattolico che si rifiuta di pagare le tasse per la Chiesa raccolte dallo stato. Inaudito. Non è il battesimo il segno dell’appartenenza alla Chiesa?

Sabato 15 settembre 2012, a Roma, si è svolta l’assemblea nazionale “Chiesa di tutti, chiesa dei poveri” ai cui lavori, voluti da molte associazioni e riviste cristiane conciliari presenti sul territorio nazionale (QUI l’elenco completo) e coordinati dal movimento italiano Noi siamo chiesanella Sua persona, hanno aderito persone provenienti da molte parti d’Italia; quali i temi toccati ed approfonditi?

R.: Veramente “Noi Siamo Chiesa” è stata parte attiva (ed io personalmente) ma l’assemblea è stata organizzata da un’area vasta, ben 105 associazioni e riviste. Si è svolta partendo da una intensa preghiera.
Èstata dedicata al Card. Martini e ha trattato sia la collocazione del Concilio negli anni in cui si svolse, sia il rapporto con la Tradizione. Infine vi è nato un messaggio di mobilitazione per il Popolo di Dio che non prende ordine dalla gerarchie e che crede soprattutto al Vangelo e al Concilio. Questa assemblea avrà un seguito.

Nel comunicato ufficiale emesso da coloro che hanno organizzato l’evento si legge della loro ferma volontà di essere “protagonisti della vita della Chiesa”: davvero oggi è possibile svolgere questo importante ruolo, da parte delle donne e degli uomini di buona volontà, così come auspicato dal corpus di documenti emessi dal Concilio Vaticano II?

R.: Èproprio quello che cercheremo di fare. Non sarà facile, ma la straordinaria partecipazione a Roma, l’attenzione ai discorsi fatti, la determinazione implicita negli applausi e negli interventi ci fanno bene sperare.

Alcuni gruppi di omosessuali credenti, fra i tanti presenti sul territorio nazionale, all’evento del 15 settembre sono stati presenti per portare le loro testimonianze di cristiane e di cristiani immersi nella fede viva. Le chiedo un pensiero in merito al tema dell’omoaffettività cristiana.

R.: In assemblea ha parlato, a nome di tutti gli omosessuali credenti, Gianni Geraci. Nella nostra area “conciliare” essi sono da tempo a proprio agio e sono protagonisti della riscoperta del Vangelo nei suoi aspetti di accoglienza di tutte e di tutti. L’antagonismo nei confronti della gerarchia su questo punto è particolarmente vivace.
Lidia Borghi
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