Lidia Borghi Body Wrapper

Magari! Perché no? Il coming out in età adulta

di Lidia Borghi

Si viene al mondo in una società che discrimina chiunque non si uniformi ad una serie di norme non scritte. L’infanzia è un’immersione nel mare magnum degli stereotipi di genere, quelli che vogliono le femminucce fragili esserini isterici da proteggere e zittire e i maschietti tutti d’un pezzo, duri, puri e senza lacrime, perché la commozione è segno di fragilità, quindi roba da femmine, il fiocco rosa di qua e quello azzurro di là. Una volta raggiunta l’età puberale ci si accorge che qualcosa non deve andare per il verso giusto se ci si innamora del compagno di banco oppure della maestra e si finisce per rimuovere una sana pulsione naturale.
Poi è la volta dell’adolescenza, in cui quel fiume di ormoni e di sensazioni mai provate prima viene soffocato dalle convenzioni sociali e il subconscio continua a gonfiarsi di rimozioni, che invece faremmo meglio ad ascoltare; così intorno ai 18 anni, se sei maschio devi cominciare ad incarnare la figura del principe azzurro, se femmina devi cominciare a pensarci e, incalzata da una famiglia che ti vuole sposata ad uno straccio di marito e madre di almeno due creature prima dei 25 anni – «ma solo dopo aver terminato gli studi, ché un diploma serve sempre» – cominci a frequentare tutti i ragazzi che puoi e, nel momento in cui il tipo di turno ti mette le mani addosso per quelle che dovrebbero essere carezze e non violazioni più o meno esplicite del tuo corpo, in un nano secondo ti rendi conto che non vorresti essere lì e ti domandi perché quelle attenzioni ti procurino un moto di disgusto.

E se sei maschio?
Dovresti avere un cambio automatico in mezzo alle gambe che ti procuri un picco ormonale ogni volta che vedi una bella figliola che ti fa l’occhio di triglia, anche se il tuo chiodo fisso è l’avvenente accompagnatore della fanciulla in fiore. Poi incontri colei/colui che, per una qualche oscura ragione a te incomprensibile, riesce a farti battere il cuore; credi di essertene innamorato/a, insieme vi trovate tutto sommato bene e cominciate a progettare la vostra vita insieme: il fidanzamento ufficiale con scambio di anelli e cena propiziatoria per far conoscere i futuri consuoceri, la lista di nozze, l’acquisto della casa quando è possibile, l’organizzazione della cerimonia nuziale, rigorosamente in chiesa, da parte della madre della sposa, già in agitazione al solo pensiero, infine il grande giorno arriva e vi unite nel sacro vincolo del matrimonio davanti al prete, dopo di che provate a concepire una creatura.

Malgrado ciò, che tu sia femmina oppure maschio, continui a provare lo stesso sentimento di inadeguatezza e di strisciante angoscia e, durante i momenti d’intimità, che più passa il tempo e più si fanno rari, nella posizione del missionario, la tua mente comincia a riempirsi di pensieri quali: «Speriamo che finisca presto»  e scacci dalla mente con sempre maggior frequenza domande del tipo: «Tutto questo era davvero ciò che volevo per me stesso/a?». Dopo di che non ti resta che correre in bagno a vomitare oppure a riempire lo stomaco con tutto ciò che trovi nel frigorifero.

Quando infine la famiglia si è allargata, grazie all’arrivo di un figlio o di una figlia, per l’ennesima volta quei pensieri ritenuti malevoli vengono accantonati in un angolino della mente, fino a che non scoppia la prima crisi coniugale, seguita dalla seconda, dalla terza, dalla quarta e dalla quinta e così via. Il giorno in cui s’è perso il conto delle sfuriate, ci si rende conto che c’è qualcosa che non va: se sei femmina hai già preso a disprezzare l’uomo che credevi di amare e che hai sposato dieci, quindici anni prima; se sei maschio la donna che ti dorme accanto ti risulta infine come un’estranea.

Nel frattempo il figlio e/o la figlia si sono fatti grandicelli e quel tarlo, che oramai si è installato nel tuo cervello e ha praticato un foro profondo come la fossa delle Marianne, torna a tartassarti con il suo incessante “cric… cric… cric…” come fosse un disco rotto, soprattutto durante le lunghe notti d’insonnia trascorse a rigirarti nella tua parte del letto nuziale, senza darti un attimo di tregua, fino al punto di rottura. Tu non ti rendi conto in quale momento della tua vita hai deciso che vuoi avviare le pratiche della separazione, né il subconscio giunge a darti un qualche aiuto, per ora, ma sai con certezza granitica che quell’uomo, quella donna davvero non lo/la vuoi più tra i piedi e che oramai a legarvi è solo il bene dei figli.

Poi, un giorno, quando tutto quel dolore è solo un ricordo lontano e tu, infine divorziato/a, ti sei riappropriato/a della tua autodeterminazione immolata decenni addietro sull’altare delle convenzioni sociali, imbevute di dottrina cattolica, ecco che quel tarlo ricomincia a farsi sentire con il suo implacabile “cric…” e tu ripensi a tutte le volte in cui – se uomo – ti sei scoperto con una vistosa erezione ammirando un corpo maschile sotto la doccia, in palestra e – se donna – del tutto eccitata dalla visione di curve femminili: dapprima si tratta solo di sensazioni lievi e appena accennate ma, siccome il subconscio non mente e ha una memoria di ferro, eccolo a rifarsi avanti per ricordarti con alcuni colpetti discreti sulla spalla che tu, in passato, stavi davvero bene solo quando potevi uscire con il tuo compagno di banco oppure con l’amica del cuore a divertirti in giro per la città, parlando a ruota libera di tutto ciò che ti passava per la mente e che con quel ragazzo, con quella ragazza eri te stesso/a, libero/a, spensierato/a e, se pure un fugace pensiero ti spingeva a desiderarne un bacio rovente, non ti facevi masturbazioni mentali di alcun tipo e, anzi, pensavi: «Magari! Perché no?».

Dopo un periodo di ulteriore angoscia emotiva, in cui a farla da padroni sono pensieri del tipo: «Si tratta solo di sensazioni senza costrutto… Non posso essere ‘dell’altra sponda’. Proprio io, poi (così mascolino/così femminile), ma no, dai, non può essere. Che direbbero i miei figli, se? Sai che casino, se si venisse a sapere? No, davvero, devo reprimere tutto ciò. Vorrà dire che farò qualche seduta di psicoterapia e tutto passerà». Piano piano cominci a non negarti più quei sentimenti che avevi soffocato per tanto, troppo tempo, ma non sai da che parte cominciare per capire se è vero che sei omosessuale oppure se puoi continuare a macerarti nella falsa convinzione di essere “come tutti gli altri”.

Quindi ti capita di incontrare una persona che davvero è “dell’altra sponda” perché, se è vero che il pensiero è fatto di energia e l’energia è in grado di viaggiare nello spazio alla velocità del lampo in cerca di impulsi elettrici affini prima o poi, per la legge dell’attrazione, di conoscere un gay o una lesbica ti accade sul serio e allora tutto cambia, perché quel magico scambio di idee e perplessità che si viene a creare, in realtà tu lo andavi cercando da un tempo, che ti sembra enorme e così inizi ad aprirti come un fiore in primavera e hai pure la fortuna di avere di fronte una persona che, senza secondi fini, ti mette il cuore in mano e ti spinge in modo delicato a confidarle i tuoi atroci dubbi; soprattutto è grazie a quella presenza discreta che comprendi che non vi è nulla di “sporco” nel desiderio di stringere, baciare e accarezzare il corpo di un individuo del tuo stesso sesso e che, anzi, se voluto con amore, quell’insieme di gesti si trasforma in uno degli atti più intensi che esistano, un incontro di anime che diventano una cosa sola, mentre si uniscono durante un rapporto d’amore fisico.

Cominci così a riappropriarti di una parte di te che ti eri negato/a per un tempo che ora ti appare infinito, se ripensi a tutti gli anni trascorsi a vivere una vita che non ti apparteneva, come un automa cui venga comandato che cosa dire e che cosa fare; il passo successivo consiste nel ritrovare integra quella tua identità personale che avevi annegato nel mare delle convenzioni sociali e delle regole non scritte e capisci che davvero tutto è possibile, anche il fatto, infine, di arrendersi all’amore. Questo è ciò che accade, spesso, agli uomini ed alle donne che si scoprono omosessuali in età adulta.

Ci vuole coraggio per uscire allo scoperto e ciò accade non per mera esibizione, ma perché diventa impellente il bisogno di non mentire più a noi stessi/e e a chi ci sta intorno pur se molti/e per paura continuano a condurre vite doppie, colme dell’ansia di venire scoperti/e, preferendo relazioni fugaci ad un coming out liberante e catartico; ci vuole coraggio per vivere una vita piena e gratificante, ci vuole coraggio per ricomporre i cocci di un’esistenza spezzata dal pregiudizio e dal terrore, ci vuole coraggio per essere persone autentiche ma, quando ciò si verifica, nulla sarà più come prima e quella sottile, serpeggiante sensazione di inadeguatezza di fronte ad una società che pretende di essere etero-normata comincia ad abbandonarci, per lasciarci infine liberi/e di imboccare la strada che davvero volevamo percorrere, tanti anni fa, fin da quel primo, rivoluzionario vagito, perché l’anima già sa che cosa diventeremo, ancor prima della nascita. Dobbiamo solo lasciarla fare.

Link di pubblicazione

Condividi su
Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti. Se continui la navigazione accetti l’utilizzo dei cookie. View more
Cookies settings
Accetta
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie nameActive
Chi siamo L\\\\\\\'indirizzo del nostro sito web è: https://lidiaborghi.it. Quali dati personali raccogliamo e perché li raccogliamo Commenti Quando i visitatori lasciano commenti sul sito, raccogliamo i dati mostrati nel modulo dei commenti oltre all\\\\\\\'indirizzo IP del visitatore e la stringa dello user agent del browser per facilitare il rilevamento dello spam. Una stringa anonimizzata creata a partire dal tuo indirizzo email (altrimenti detta hash) può essere fornita al servizio Gravatar per vedere se lo stai usando. La privacy policy del servizio Gravatar è disponibile qui: https://automattic.com/privacy/. Dopo l\\\\\\\'approvazione del tuo commento, la tua immagine del profilo è visibile al pubblico nel contesto del tuo commento. Media Se carichi immagini sul sito web, dovresti evitare di caricare immagini che includono i dati di posizione incorporati (EXIF GPS). I visitatori del sito web possono scaricare ed estrarre qualsiasi dato sulla posizione dalle immagini sul sito web. Modulo di contatto Cookie Se lasci un commento sul nostro sito, puoi scegliere di salvare il tuo nome, indirizzo email e sito web nei cookie. Sono usati per la tua comodità in modo che tu non debba inserire nuovamente i tuoi dati quando lasci un altro commento. Questi cookie dureranno per un anno. Se visiti la pagina di login, verrà impostato un cookie temporaneo per determinare se il tuo browser accetta i cookie. Questo cookie non contiene dati personali e viene eliminato quando chiudi il browser. Quando effettui l\\\\\\\'accesso, verranno impostati diversi cookie per salvare le tue informazioni di accesso e le tue opzioni di visualizzazione dello schermo. I cookie di accesso durano due giorni mentre i cookie per le opzioni dello schermo durano un anno. Se selezioni \\\\\\\"Ricordami\\\\\\\", il tuo accesso persisterà per due settimane. Se esci dal tuo account, i cookie di accesso verranno rimossi. Se modifichi o pubblichi un articolo, un cookie aggiuntivo verrà salvato nel tuo browser. Questo cookie non include dati personali, ma indica semplicemente l\\\\\\\'ID dell\\\\\\\'articolo appena modificato. Scade dopo 1 giorno. Contenuto incorporato da altri siti web Gli articoli su questo sito possono includere contenuti incorporati (ad esempio video, immagini, articoli, ecc.). I contenuti incorporati da altri siti web si comportano esattamente allo stesso modo come se il visitatore avesse visitato l\\\\\\\'altro sito web. Questi siti web possono raccogliere dati su di te, usare cookie, integrare ulteriori tracciamenti di terze parti e monitorare l\\\\\\\'interazione con essi, incluso il tracciamento della tua interazione con il contenuto incorporato se hai un account e sei connesso a quei siti web. Analytics Con chi condividiamo i tuoi dati Per quanto tempo conserviamo i tuoi dati Se lasci un commento, il commento e i relativi metadati vengono conservati a tempo indeterminato. È così che possiamo riconoscere e approvare automaticamente eventuali commenti successivi invece di tenerli in una coda di moderazione. Per gli utenti che si registrano sul nostro sito web (se presenti), memorizziamo anche le informazioni personali che forniscono nel loro profilo utente. Tutti gli utenti possono vedere, modificare o cancellare le loro informazioni personali in qualsiasi momento (eccetto il loro nome utente che non possono cambiare). Gli amministratori del sito web possono anche vedere e modificare queste informazioni. Quali diritti hai sui tuoi dati Se hai un account su questo sito, o hai lasciato commenti, puoi richiedere di ricevere un file esportato dal sito con i dati personali che abbiamo su di te, compresi i dati che ci hai fornito. Puoi anche richiedere che cancelliamo tutti i dati personali che ti riguardano. Questo non include i dati che siamo obbligati a conservare per scopi amministrativi, legali o di sicurezza. Dove spediamo i tuoi dati I commenti dei visitatori possono essere controllati attraverso un servizio di rilevamento automatico dello spam. Le tue informazioni di contatto Informazioni aggiuntive Come proteggiamo i tuoi dati Quali procedure abbiamo predisposto per prevenire la violazione dei dati Da quali terze parti riceviamo dati Quale processo decisionale automatizzato e/o profilazione facciamo con i dati dell\\\\\\\'utente Requisiti di informativa normativa del settore
Save settings
Cookies settings
Licenza Creative Commons
Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale