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La presunta rivoluzione bergogliana. Ancora qualche considerazione

di Lidia Borghi


Èdi maggio scorso la notizia di un incontro a porte chiuse tra papa Francesco e i vescovi italiani durante il quale, secondo quanto riportato dalla Reuters, il Pontefice avrebbe affermato: «Occhio alle ammissioni ai seminari, occhi aperti […] Nel dubbio, meglio che [gli omosessuali] non entrino.»


Mi chiedo quindi quale sia la posizione papale in merito all’omosessualità: dopo aver detto che l’identità di una persona gay è stata creata da Dio, Bergoglio ha confermato che i seminaristi omosessuali non possono diventare sacerdoti, poiché la tendenza da loro vissuta, se assai radicata, metterebbe a rischio la vita in seminario.

Il Vaticano non ha né confermato né smentito la notizia, anche se il presidente della CEI, Gualtiero Bassetti, avrebbe attestato l’accostamento fatto dal Papa tra calo delle vocazioni e omosessualità. E la cosiddetta rivoluzione bergogliana? Dove sta? Perché l’atteggiamento del Papa nei riguardi dell’omosessualità è così ambiguo?

Una cosa è certa, spesso accade che le frasi del Pontefice siano riferite da altre persone, ma non confermate dal Vaticano, ecco perché viene da chiedersi se egli creda davvero che le lesbiche e i gay sono amati da Dio oppure che la loro è una tendenza pericolosa, che riduce gli individui omosessuali alla sola parte genitale. Sia come sia, siamo di fronte a notizie che non possono essere verificate e non ad affermazioni chiare da parte sua in merito all’omosessualità; l’argomento è complesso e necessita di una posizione netta e di risposte chiare.

Il 3 agosto scorso Francis DeBernardo ha firmato l’articolo La Chiesa modifica la dottrina sulla pena di morte: quale significato ha per le persone LGBTI?pubblicato su Bondings 2.0(ringrazio Giacomo Tessaro per la traduzione); in esso l’autore afferma che il Magistero cattolico puòcambiare: il Papa ha detto che la pena di morte è sbagliata sempre inoltre, secondo il New York Times, siamo di fronte a una svolta epocale del Magistero che costringerà anche gli esponenti più rigidi della Chiesa cattolica ad agire «con determinazione per abolire la pena di morte in tutto il mondo.»

E il movimento LGBTI, cattolico e non? DeBernardo ha rivolto alle attiviste e agli attivisti di tutto il mondo un appello: prendano in seria considerazione questo grande cambiamento, perché la parte reazionaria della Chiesa cattolica ha ripetuto per decenni che il suo insegnamento non può essere modificato; la condanna delle relazioni tra persone dello stesso sesso si trova nel Catechismo e siccome anche il tema della pena di morte è nel Catechismo, che Bergoglio ha appena modificato, d’ora in poi il cattolicesimo intransigente non potrà più fare ostruzionismo.

Un grande passo in avanti, quindi, poiché il Vaticano ritiene ora la pena capitale inammissibile perché va contro la dignità della persona, inoltre è stato il Papa a dire che la dignità umana non può essere toccata, continua DeBernardo, «per quanto problematica possa essere la condizione di una persona e questo mette in luce un tema importante del suo papato: dato che la dignità umana è intrinseca a tutti e a tutte, la Chiesa dovrebbe essere aperta e accogliente verso tutti e tutte, anche se le nostre vite non dovessero essere conformi all’insegnamento della Chiesa(…). La Chiesa non dovrebbe lasciare fuori nessuno.» Insomma, ben venga la promessa di accoglienza per ogni individuo, anche se le persone LGBTI auspicano che dalle stanze vaticane si eviti la loro criminalizzazione a prescindere, il che non richiederebbe alcuna modifica al Magistero.

Dal 21 al 26 agosto scorso a Dublino ha avuto luogo il Forum mondiale delle famiglie, al quale l’organizzazione cattolica We Are Church Irelandha partecipato dopo aver lanciato una petizione per chiedere alla Chiesa di Roma di togliere dal Catechismo le frasi offensive con cui vengono descritte le persone omosessuali; l’istanza, divulgata due mesi prima, ha già superato le 4.500 firme. Come mai il Papa non ha ancora eliminato quegli aggettivi che offendono ed escludono? Perché quel linguaggio non cristiano permane negli scritti ufficiali del Vaticano? Ursula Halligan, cattolica irlandese, lesbica e giornalista, ha affermato che «L’abuso non riguarda solo il corpo: le parole, se usate come armi, costituiscono un abuso.(…) La Chiesa gerarchica deve sciacquarsi la bocca prima di parlare delle persone LGBTQI.»

I tempi sono maturi perché il Papa prenda una posizione certa e non più contraddittoria nei confronti delle persone LGBTI e così dovrebbero fare i suoi vescovi. Vien da chiedersi se l’uno e gli altri siano davvero pronti.

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