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Il Papa contro le persecuzioni delle persone lesbiche e gay. Timida apertura o gesto rivoluzionario?


Si aspettava da molto tempo questa dichiarazione. Da anni le attiviste e gli attivisti LGBTQ cattolici auspicavano che papa Francesco usasse il suo forte ascendente morale per condannare le misure repressive e violente contro le minoranze sessuali e di genere.ÈQuanto hadichiaratoFrancis DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry, – l’associazione statunitensechelotta perla giustizia e l’uguaglianza nei confronti delle persone LGBTI –in merito alla condanna papale della persecuzione delle persone lesbiche e gay.


Il 15 novembre 2019, durante il XX congresso mondiale dell’Associazione internazionale di diritto penale, il Pontefice haparlato dei continui attacchi al Diritto penale che minacciano e mettono in dubbio lo stato di diritto nelle democrazie.

Fra i punti esaminatidal Papa c’è quello della “cultura dello scarto e []dell’odiodella società del benessere,che incoraggiagliepisodi di violenzadegli ultimi tempi; si tratta di manifestazioni d’odio tutte collegate fra lorochenasconodal disagio degli strati più deboli della popolazione.«Sono azioni tipiche del nazismo che, con le sue persecuzioni contro gli ebrei, gli zingari, le persone di orientamento omosessuale, rappresentanoil modello negativo per eccellenza dellacultura dello scarto e dell’odio. Occorre vigilare […]per evitare ogni possibile compromesso […]con queste degenerazioni.»

Timida apertura o gesto rivoluzionario? La domanda è più che lecita, viste le precedenti dichiarazioni del Papa, fra cui quella contenuta nell’Amoris Laetitia, che condanna le unioni fra le persone dello stesso sesso. Altrove Bergoglio aveva addirittura appoggiato le terapie riparative e deplorato gli interventi di riassegnazione del genere nelle persone transgender.

L’anno scorso ho dedicato due articoli alla presunta “rivoluzione bergogliana” in cui ho sottolineato che l’aver definito il Papa il difensore dei diritti umani è esagerato e sbagliato, poiché il mondo è pieno di persone che non hanno diritti, ma ho aggiunto che una presa di posizione netta e non più contraddittoria da parte sua nei confronti delle persone LGBTI è la benvenuta, anche se per il momento non si riscontrano dichiarazioni di condanna di coloro che discriminano e rendono invisibili le persone trans e intersex.

Ecco perché il “forte ascendente morale” del Papa sarà fondamentale, d’ora in poi, per proteggere le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersex anche cattoliche, perché chiama in causa i “valori cattolici della protezione della vita e della dignità umane e del rifiuto della discriminazione” e la gerarchia cattolica nel suo insieme, affinché si dichiari contro la violenza a cui in tutto il mondo sono esposte le persone LGBTI.

Francis DeBernardo aggiunge un punto di fondamentale importanza: «Quando il Papa parla, la gente ascolta, al di là della fede e delle idee politiche. È molto importante ascoltare queste parole []se pensiamo che gran parte delle persecuzioni verso le persone LGBTQ avviene in nazioni fortemente cattoliche, spesso con l’approvazione dei vescovi cattolici del luogo.»

E allora che il Papa sia non solo un capo carismatico, ma anche un uomo che si assume la responsabilità di condannare senza appello la violenza, affinché le persone oppresse possano avere o tornare ad avere un punto di riferimento che sia in grado difenderle dall’odio. Se così sarà, molte vite saranno risparmiate.

Sembra quindiche in Vaticanotiri aria nuova: papa Francesco ha condannato l’oppressione delle persone lesbiche e gay (le trans e leintersex per ora non sonocontemplate) e le cose d’ora in poi andranno meglio, solo chel’aspetto più preoccupante di tutta la faccendariguarda le parole d’odio nei confronti dell’omosessualitàcontenutenel Magistero e nel Catechismo della Chiesa cattolica: i puntiincriminati restano là eil Papa non li ha ancoraeliminati e sostituiti con frasidi rispetto nei confronti di persone che non possono essere giudicate per il loro orientamento sessuale.



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