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Il cinema senza confini di Marco Simon Puccioni

 
Romano, classe 1959, laureato in Architettura, diplomato in regìa cinematografica e televisiva al California Institute of the Artsdi Los Angeles. Marco Simon Puccioni mastica cinema da quando era un ragazzo ed ha avuto il privilegio di lavorare come assistente alla regìa – sia in teatro che al cinema – imparando i rudimenti di un mestiere fra i più arricchenti, malgrado il nostro Paese si ostini a non investire in cultura.

Le persone che seguono Doc3, il programma della fascia tardo serale di Rai 3 curato da Alessandro Robecchi, avranno senz’altro apprezzato il documentario Prima di tutto – trasmesso a mezzanotte inoltrata del 19 settembre 2012 – in cui il regista e sceneggiatore romano ha affrontato, con un tratto volutamente intimo, l’argomento delle famiglie omogenitoriali a partire dalla storia personale sua e del marito Gianpietro.
Che le storie visive di Puccioni rappresentino un cinema senza confini (questo è, infatti, il nome della sua casa di produzioni cinematografiche indipendenti) lo dimostrano proprio i temi affrontati nei suoi lavori alcuni dei quali, attraverso il linguaggio del corto, ci offrono esempi di storie che riescono a portare lo spettatore e la spettatrice al di là di ciò che si attendono. In questo modo l’inaspettato è sempre dietro l’angolo, pronto a saltar fuori per ricordarci che tutto non è sempre come sembra a questo mondo. Altre storie sono possibili, altri esiti, altri modi di vivere l’amore.
Diversi sono gli esempi di cinema breve di Marco Simon Puccioni, fra cui quelli degli esordi (Letter #1, Letter #2, Berlin ’89, The Witches Scene, Concertino), per la maggior parte prodotti alla fine degli anni ’80, mentre The Blue Fiction, A Light on the Path e Sell Your Body, Now! vennero scritti e portati sul grande schermo il primo nel 1992, il secondo nel 1993 ed il terzo nel 1998. Ed è proprio su questi tre che mi soffermo in breve qui.
The Blue Fiction(Italia, 1992, 36′, 16 mm) ha partecipato al Concorso Spazio Italia1992 nell’ambito della decima edizione del Torino Film Festivale narra la storia di un uomo ed una donna che un giorno si incontrano e scoprono di avere una vicenda dolorosa in comune: entrambi sono stati appena lasciati dopo una relazione d’amore. Trascorrono la notte insieme e, la mattina seguente, su richiesta di lui, la giovane accetta di trascorrere tutte le notti a venire a casa del suo ospite. Si verrà così a creare un complicato legame affettivo. Fino a quando l’occhio di chi guarda non verrà catapultato verso un finale inatteso. Per produrre questo corto Puccioni è stato ispirato dal romanticismo esistenziale di Marguerite Duras (fonte) anche se non manca una certa ironia alla Roland Barthes. Segnalo che la fotografia di questo corto è stata curata nientemeno che da Annette Haellmigk, colei che è diventata famosa in tutto il mondo per aver partecipato a pellicole di cassetta come Showgirls, Total Recall e Spiderman 2.
A Light on the Path(Italia, 1993, 58′) più che un corto vero e proprio è un documentario di medie dimensioni prodotto dalla Interfilmche, grazie alla collaborazione dell’antropologo Max Carocci, affronta il tema dell’omosessualità all’interno delle riserve statunitensi dei Nativi americani, il tutto osservato con lo sguardo di un gay che vive dall’altra parte del mondo. Davvero interessante il confronto che il dialogo interculturale mette a disposizione di chi guarda: due modi differenti, ma altrettanto validi, di concepire la sessualità. Questo documentario ha offerto a Marco Simon Puccioni la possibilità di affrontare il tema della lotta per i diritti civili delle minoranze, a lui assai vicino, inoltre è stato acquistato dalla PBS (Public Broadcasting Service) di Washington; grazie a ciò A Light on the Pathha potuto girare gli Stati Uniti d’America forte dell’appoggio di diversi gruppi di Indiani d’America che lottano per il riconoscimento dei diritti civili a tutte le popolazioni indigene che vivono sul suolo americano.
Sell Your Body, Now! (Italia, 1998, 10′, 35 mm) ha partecipato alla sedicesima edizione del Torino Film Festival, nella sezione Concorso Cortometraggi 1998. Linda è la protagonista di questo curioso cortometraggio, nel quale la protagonista rimane colpita da un messaggio pubblicitario il cui slogan è lo stesso del titolo ovvero “Vendi il tuo corpo, ora!”; l’indirizzo apposto sul cartellone la conduce in uno scantinato, all’interno del quale Linda viene convinta da una donna alquanto cortese a vendere il suo corpo per un’ora, a patto di essere capace di accettare tutto ciò che potrà accaderle. E così la macchina da presa ci mostra la giovane nuda, all’interno di un locale vuoto, mentre viene avvicinata da un uomo che, a seguito di una vera e propria ispezione del suo corpo, la rifiuta, gira i tacchi e se ne va. Al termine dell’esperienza Linda è alquanto combattuta: una parte di sé vorrebbe scappare, mentre l’altra la induce a rimanere. A detta del suo autore e regista Sell Your Body, Now! «è un film sul dolore possibile, quello nell’ombra e che non vogliamo, ma che desideriamo vedere» (fonte). Una curiosità: la sceneggiatura di Puccioni è tratta dal racconto New York 14th Street, dello scrittore e saggista torinese Alessandro Barbero.
Segnalo, infine, il documentario Tutti i giorni (Italia, 2002, 52′), prodotto da Interfilm e Associazione Cinema senza confini, che ci offre uno spaccato di vita in Palestina, a stretto contatto con persone abituate a convivere con la guerra e la precarietà ad essa conseguente. Azioni quotidiane come alzarsi, recarsi sul luogo di lavoro oppure in un edificio scolastico, che tutte e tutti noi svolgiamo senza pericoli, in una terra martoriata come quella dei territori palestinesi diventano sforzi titanici, che costringono migliaia di persone a convivere con il terrore.

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