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Il cinema ritrovato. Quando i corti erano d’autrice e d’autore

È grazie alla Cineteca di Bologna (http://www.cinetecadibologna.it/home) se oggi, a distanza di 25 anni, possiamo contare su un prezioso archivio fatto di pellicole, famose e non, appartenenti ai più grandi autori ed alle più grandi autrici del cinema di tutti i tempi. Si chiama Il cinema ritrovato (http://www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2011/ev/Presentazione_2011) e, nel lontano 1986, ai suoi esordi, poteva contare su una piccola collezione di film ed una sala cinematografica bolognese, il Lumière, attorno alla quale lavorava una quindicina di persone. Fu proprio grazie all’iniziativa de Il cinema ritrovato che la Cineteca di Bologna ha potuto entrare in contatto con gli archivi cinematografici di tutto il mondo e mettere su una vera e propria officina dedicata al restauro di vecchie pellicole, L’immagine ritrovata. L’inizio della collaborazione con il Teatro Comunale ha fatto il resto.

Il programma 2011 de Il cinema ritrovato è quantomai ricco, vuoi per l’importante anniversario, vuoi per la retrospettiva dedicata a Mastroianni e Scorsese, vuoi per l’omaggio a Charlie Chaplin; vuoi – aggiungo io – per la grande quantità di cortometraggi d’autore e d’autrice che fanno parte del nutrito programma di rappresentazioni, che si stanno svolgendo in questi giorni, dal 28 giugno al 2 luglio 2011, presso quattro sale site nella medievale via delle Lame di Bologna.

Il filo conduttore dell’intero evento è il dialogo fra i due secoli, il Novecento e quello attuale, dagli esordi dei cineasti tedeschi, (due su tutti, Heinrich Marschner e Friedrich W. Murnau) – molti dei quali sbarcarono negli Stati Uniti, alla fine del secondo conflitto mondiale – al cinema visionario di quel genio di Georges Méliès, dal nostro Luigi Zampa al turco, naturalizzato americano, Elia Kazan, da Bernardo Bertolucci (Il conformista) a Haward Hawks (Scarface – Lo sfregiato, 1930).

Tutto questo senza mai perdere di vista il ruolo fondamentale, almeno all’inizio delle loro carriere di cineasti, di una forma espressiva come il cortometraggio. Qualche titolo?

Si è cominciato oggi, martedì 28 giugno, alle ore 10:00 con quattro corti di Alice Guy, una pioniera del cinema francese, regista e produttrice, nonché anticipatrice di temi che, oggi, sono tanto attuali da aver indotto il comitato organizzatore de Il cinema ritrovato 2011, a riproporre al pubblico argomenti quali il dramma sociale e le questioni di genere, etnia, razza e classe, nel corso di ben quattro giorni di eventi:

THE GIRL IN THE ARMCHAIR – USA, 1912, 12′

A MAN’S A MAN – USA, 1912, 10′

A FOOL AND HIS MONEY – USA 1912, 10′

THE STRIKE – USA, 1912, 12′

Ad essi seguiranno, domani 29 giugno, sempre alle ore 10:00:

MIXED PETS – USA, 1911, 13′

FALLING LEAVES – USA, 1912, 13′

GREATER LOVE HATH NO MAN – USA, 1911), 13′

Si è continuato alle 10:30 con due corti di Eric Rohmer:

PERCEVAL OU LE CONTE DU GRAAL – Francia, 1964, 23′

LES CONTEMPLATIONS DE VICTOR HUGO – Francia, 1966, 20′

Segnalo poi, alle 17:45 di oggi un cortometraggio – allora in Italia si chiamavano “episodi” di Luigi Zampa dal titolo:

LA PATENTE – Italia, 1954, 15′

Si concluderà, sabato 2 luglio 2011, con Il fantasma dell’opera, di Rupert Julian, anche se la giornata si aprirà con tanti altri corti d’autore, fra cui quattro opere di Albert Capellani:

La Belle et la bête – Francia, 1908, 3′

Foulard magique – Francia, 1908, 8′

Béatrix Cenci – Francia, 1909, 8′

La Loi du pardon – Francia, 1906, 8′

Ad esse seguirà, alle 12:45, la proiezione del mediometraggio L’obsession, di Maurice Tourneur (40′)

Il dettagliato programma completo della rassegna può essere consultato sul sito (http://www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2011/ev/programmazione/dt_2011/07/2) dove sono presenti anche tutti i cortometraggi in visione.

Hanno scritto Giuseppe Bertolucci e Gian Luca Farinelli, a proposito de Il cinema ritrovato 2011: «(…) Il Cinema Ritrovato non è mai stato un festival di soli film. Fin dalle sue primissime edizioni, come deve essere un festival, è stato un luogo d’incontro tra diverse generazioni di appassionati, di addetti ai lavori, di cinéphiles, di storici, di archivisti, di critici, di persone diverse, che attraverso il cinema scoprivano una lingua comune. È grazie a questi incontri, alle molte amicizie e a molti gesti generosi provenienti da persone di tutto il mondo, che per venticinque anni, abbiamo cercato di ricreare – e talvolta ci siamo riusciti – quell’enorme emozione che per noi è il cinema, luogo d’incontro, di conoscenza (…)».

In un periodo come quello attuale, tanto avaro di contributi statali ad un cinema italiano di grande valore, pur se agonizzante, un evento come quello de Il cinema ritrovato segna una duplice vittoria: quella della cultura sul qualunquismo, grazie alla grande quantità di opere in rassegna e quella delle arti visive su un sistema economico che, partendo dal falso presupposto secondo cui la cultura non dà da mangiare, ha tagliato le gambe alla forma d’arte contemporanea più all’avanguardia nel nostro Paese. Ecco perché risulta della massima importanza che le cineaste ed i cineasti italiani, giovani e meno giovani, continuino a produrre le loro opere – anche di cinema breve – al fine di divulgare sempre più, a livello internazionale, una forma espressiva tanto efficace.

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