Lidia Borghi Body Wrapper

Chi sarà l’ultima?

Mai mi sarei aspettata di dover dedicare un post di denuncia ad una delle più crudeli violenze perpetrate ai danni del corpo delle donne, quella delle mutilazioni genitali femminili (MGF). A questo agghiacciante tema sociale è dedicato un video-documento di 45′ che rappresenta un estratto di uno spettacolo teatrale intitolato Chi è l’ultima?, della durata di un’ora e mezza.

Diretto da Gabriella Bordin per la compagnia Almateatro di Torino, un gruppo teatrale femminile composto di donne di varie etnie, Chi è l’ultima ha lo scopo di denunciare all’opinione pubblica un rito di passaggio che costringe molte bambine, in diverse parti del mondo, a sottoporsi alla mutilazione, parziale o totale, degli organi genitali esterni.

A voler portare avanti in modo forte e deciso questa coraggiosa idea, denominata Progetto Aurora, è stata l’Associazione Almaterra, grazie al finanziamento del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità di Torino. E le interpreti? Sono Sonia Aimiuwu, Enza Levantè e Suad Omar.

La scena si svolge nella sala d’attesa di uno studio medico. Due donne, sedute, stanno sfogliando alcune riviste quando una terza donna, un poco trafelata, fa la sua entrata e chiede: “Chi è l’ultima?” Le tre interpreti sono diverse solo per nazionalità: la prima è somala, la seconda nigeriana e la terza italiana. Il resto è in comune: il corpo, un elemento che, a livello sociale e in modo del tutto indipendente dalla latitudine geografica, viene sfruttato in modi differenti ma ugualmente offensivi. La persona italiana è schiava di un’immagine occidentale che svilisce il corpo femminile a causa del continuo ricorso al bisturi del chirurgo plastico; le altre due, entrambe africane, devono fare i conti con una tradizione omologante – passata per religiosa – che, se non effettuata, rende le bambine delle diverse e, quindi, delle reiette dalla società. Sta scritto nel Corano. Forse.

L’Italiana parla della ricostruzione dell’imene. La Somala le narra del dolore, fisico e psicologico, che le bimbe del suo Paese devono provare, nel momento in cui le anziane dei vari villaggi, coltello affilato alla mano, le sottopongono ad una mutilazione irreversibile; questa le farà diventare buone mogli, non più schiave del sesso, che altrimenti le renderebbe ingorde. Nessun uomo vorrebbe per moglie una ragazza che non sia stata mutilata.

È la tradizione. È la pulizia delle bambine. Così si chiama l’asportazione di varie parti dei genitali esterni. Essa è di quattro livelli, di cui risparmio i dettagli. Chi era presente, sabato 18 febbraio 2012, al convegno No! Alla mutilazione genitale femminile, presso il Museo di storia naturale del Mediterraneo, a Livorno, ha potuto apprendere dalla viva voce di una ginecologa, Anna Maria Celesti (appartenente alla FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) alcuni particolari raccapriccianti. Via il punto del piacere. Un taglio netto servirà a cancellare la memoria delle origini di quelle bambine, che resteranno per sempre menomate. Il loro corpo è un diario, mutilato, fatto di disegni impressi a fil di lama che ne documentano le asportazioni, fisiche e psicologiche al contempo.

Chi è l’ultima ha messo in scena ben più di una denuncia sociale ovvero il dramma del controllo femminile da parte del maschio dominante, patriarcale, tradizionalista presente in tante parti del mondo.

E così la donna italiana, che si sente, goffa, gonfia e pesante, ha paura di ricorrere alla chirurgia estetica. D’un tratto si sente vecchia. Non si vede più nell’immagine che le viene restituita dallo specchio. Non si piace. Si vorrebbe diversa: “Pagherò quello che occorre e, forse, diventerò eterna”. Forse.

Le risponde la Nigeriana: “Giù le mani dalle bambine! Fare tutto questo per un uomo è assurdo. Mia figlia non subirà mai questa mutilazione. Lei non è merce di scambio!

Chi è l’ultima è un’opera tratta da tante storie vere, raccolte attraverso alcune interviste a donne di varia nazionalità, ora pro ora contro la spietata pratica delle MGF.

Il video breve che documenta lo spettacolo sulle mutilazioni genitali femminili si chiude con la ripetizione della stessa domanda “Chi è l’ultima?” da parte delle tre interpreti. Chi sarà, dunque, l’ultima bambina ad essere violata, violentata, comperata, venduta, sfruttata? La mia domanda è rimasta senza una risposta.

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