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Cento passi in scia stradda, al fianco degli ultimi


Giovedì 26 gennaio 2012 don Luigi Ciotti è stato ospite della città di Genova e di don Andrea Gallo in occasione di due eventi collegati da un unico titolo: Cento passi nel sestiere della Maddalena.

Intorno alle diciassette la presentazione del libro La speranza non è in vendita, edito da Giunti/Gruppo Abeleè avvenuta quasi contemporaneamente all’inaugurazione di una bottega di prodotti equi e solidali i cui locali, situati in vico delle mele, sono stati confiscati ad una cosca mafiosa, ristrutturati e resi adatti ad ospitare le iniziative di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Presso la Loggia di Banchi, alla presenza di Nando Dalla Chiesa e della giornalista Margherita Rubino – i curatori dell’iniziativa Testimoni liberi– don Ciotti ha esposto i contenuti di un piccolo ma consistente testo che riassume i quarantacinque anni di impegno civile del fondatore del Gruppo Abeleal fianco degli ultimi, di coloro – uomini e donne, ragazzi e ragazze – cui la speranza ha voltato le spalle.
Il mondo per come lo viviamo oggi è un coacervo di ingiustizie che sempre più tolgono dignità alle ultime persone della Terra. C’è una speranza pure per loro? Esistono una speranza di serie A ed una di serie B? La speranza è una ed una soltanto e la sua autenticità risiede nel fatto che essa non può essere venduta. Ecco perché è nato il libriccino di don Ciotti, per denunciare l’ingiustizia derivante dallo sfruttamento del dolore di tanta povera gente. Quell’ingiustizia va trasformata nel suo opposto, grazie ad un impegno civico costante fatto di tre parole che, per essere efficaci, devono essere messe in pratica ogni giorno: corresponsabilità, continuità e condivisione. Per non cedere all’indifferenza.
Subito dopo la presentazione don Luigi e la sua scorta hanno raggiunto la piazza delle Vigne, dove li attendeva l’altro prete degli ultimi, don Gallo – Andreaper le persone che vivono a Genova – il quale ha introdotto l’esperienza della bottega solidale In scia stradda: il locale che la ospita apparteneva alla famiglia mafiosa dei Madonia, i cui addentellati liguri hanno da anni messo radici nel capoluogo ligure ed in tutto il nord Italia, con buona pace della Lega nord, che continua a negare l’evidenza dei fatti resi pubblici dalla magistratura.
Il negozio, gestito da Daniele De Martini, il coraggioso responsabile della cooperativaIl pane e le rose, vende i prodotti della terra di interi fondi confiscati alle mafie; si tratta di generi alimentari a chilometro zero tra cui dolci, spezie, pasta e vino che provengono dal sud Italia.
Durante gli interventi di piazza delle Vigne, alla presenza della sindaca uscente, Marta Vincenzi, i due preti di strada hanno dedicato un pensiero ciascuno a questa nuova avventura, nata in un quartiere difficile in cui la convivenza si gioca ogni giorno tra residenti genovesi, prostitute di varie nazionalità, migranti africani, centro e nord europei e malavita più o meno organizzata. A questo proposito don Ciotti ha affermato: «È un piacere poter condividere (…) con i gruppi, con le associazioni in quel quartiere questa realtà che diventa vita in un contesto che ha veramente bisogno di costruire percorsi di chiarezza, trasparenza e legalità».
Dal palco delle Vigne Don Gallo ha raccontato, non senza qualche sorriso amaro, che la gara d’appalto organizzata per assegnare i locali destinati a portare avanti il progetto è stata vinta dalla Comunità di San Benedetto al porto di Genova poiché nessun’altra associazione si è presentata. E così, l’ennesimo seme di speranza è stato piantato, nella fertile terra della legalità riconquistata, da quel prete degli ultimi che fonda la sua pastorale sul Vangelo di Gesù e sulla Costituzione repubblicana.
Don Andrea vuole la globalizzazione dei diritti e non quella dei mercati, al fine di permettere una vera e sana coesistenza di tutta la famiglia umana e di sradicare dalle menti delle nuove generazioni l’assenza di futuro.
Don Luigi Ciotti, che ha parlato subito dopo don Andrea, ha sottolineato l’importanza di continuare a portare avanti il sogno di Pio La Torre, mai realizzatosi nonostante la legge del 1982 che porta anche il suo nome: la Rognoni/La Torre venne approvata dal parlamento italiano quattro mesi dopo l’assassinio del deputato comunista; essa conteneva una norma che prevedeva la confisca dei beni alle cosche mafiose, norma che non venne mai messa in pratica. Solo dopo l’intervento dell’associazione Libera, grazie alla raccolta di un milione di firme, venne creata la legge 109/2006 che fece diventare realtà la requisizione dei beni ai gruppi mafiosi italiani.
Grazie alla bottega In scia stradda, l’uso sociale di quei beni è oggi una realtà anche nella città di Genova e rappresenta una grande gioia per don Luigi. Tutti quei prodotti hanno un duplice valore intrinseco: la dimensione della giustizia e quella del gusto; essi sono in grado di saldare insieme l’etica e l’estetica, il bene ed il bello. Quell’olio e quella pasta, ma anche i prodotti artigianali realizzati da tante persone carcerate, rappresentano una vittoria che può e deve diventare un segno di riscatto di tante donne e di tanti uomini a cui, una volta usciti dalla galera, viene negato il reinserimento nella società. Quei prodotti sono il segno di questo cambiamento possibile, rappresentano una speranza non tradita.
Concludendo il suo intervento, don Ciotti ha espresso tutta la sua felicità per la gestione della bottega In scia straddada parte di tanti ragazzi e di tante ragazze che, grazie agli innumerevoli progetti portati avanti dalla Comunità di San Benedetto al portoe da don Gallo, hanno saputo saldare quell’etica e quell’estetica, quel bene e quel bello che devono stare insieme. Quei prodotti hanno, per don Luigi, una vitamina in più: quella della giustizia, della libertà e della legalità.
Cantava il poeta menestrello di Poggio Bustone: “In un mondo che libero non è…” Quel mondo è formato anche di tante donne e di tanti uomini che, ogni giorno che Dio manda in terra, si rimboccano le maniche e, anche all’interno di associazioni come Libera, agiscono in prima persona per renderlo un poco più libero, questo mondo. Ci mettono la faccia, le braccia e l’anima. Si rendono partecipi del cambiamento. Come don Ciotti e don Gallo fanno in modo di essere quel cambiamento che vogliono vedere avvenire nel mondo. Questo fa di loro dei testimoni liberi. Le loro vite saranno il messaggio da lasciare alle generazioni a venire, quelle senza futuro. Per contribuire in modo concreto a fornirgliene uno.

Il male grida forte, ma la speranza in un mondo migliore grida ancora più forte!” (Questa scritta, anonima, è comparsa, un giorno, nella bacheca della canonica di don Gallo)

Lidia Borghi
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