Lidia Borghi Body Wrapper

Alimenti a rischio a causa degli OGM non dichiarati in confezione

Soia e suoi derivati quali farina, proteine, olio, lecitina e poi, olii e grassi vegetali, emulsionanti mono e digliceridi degli acidi grassi, mais e suoi ricavati, amido, glucosio, sciroppo di glucosio, destrosio, maltodestrina. Sono solo alcuni degli alimenti a rischio, in quanto sulle etichette delle confezioni la presenza di organismi modificati a livello genetico non viene dichiarata, a norma di legge italiana.

Vediamo come. Sul numero sette/2010 del settimanale “L’Espresso”, in edicola il 18 febbraio 2010, in copertina spicca, a caratteri cubitali, il titolo “GLI OGM NASCOSTI”. A pagina 44 un’inchiesta curata da Tommaso Cerno denuncia infatti la presenza invisibile di queste sostanze la cui concentrazione minima non obbliga i produttori a dichiararla. La gravità del fenomeno riguarda soprattutto le concentrazioni sotto l’1% di OGM nei mangimi dati agli animali da allevamento che domani finiranno nei piatti degli Italiani sotto forma di bistecche e fettine.

Cerno afferma che «ogni anno negli allevamenti italiani si consumano quasi 4 milioni di tonnellate di soia transgenica, un quarto del fabbisogno totale. Stessa cosa vale per il mais, pur in percentuale minore». Queste cifre sono note soltanto agli “addetti ai lavori”, come li definisce il giornalista nell’inchiesta, in quanto persino i produttori dei formaggi e dei prosciutti che rendono famoso il Made in Italy nel mondo non sono obbligati ad informare i consumatori della presenza di OGM sotto la soglia minima.

Non solo, le produzioni “GM” si stanno diffondendo sempre più e fanno una concorrenza sfrenata all’agricoltura tradizionale e a quella biologica. Allo stato attuale delle cose in Italia la legge vieta soltanto l’uso di semi transgenici per le coltivazioni, mentre le sementi modificate in provetta con concentrazioni sotto l’1% che giungono nel nostro Paese attraverso le importazioni possono intaccare la nostra dieta senza darci alcuna possibilità di scelta. E questo è quanto garantisce persino l’autorità europea preposta alla sicurezza alimentare, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) di Parma. E così almeno il 10% dei mangimi ingeriti dagli animali allevati per essere macellati contiene sostanze transgeniche.

Andando avanti di questo passo entro tre anni le coltivazioni contaminate aumenteranno ancora, riducendo le piantagioni tradizionali, anche quelle biologiche, del 70%. Latte, formaggi, uova, pollame, carne da macello, salumi e insaccati, insieme a dessert, creme pronte, salse, panne vegetali, olii, addensanti, caramelle, merendine, crackers, ecc. – persino alcuni derivati come amido, semola, fruttosio e glucosio – contenenti concentrazioni di OGM che si attestano intorno allo 0,9 % portano sulla nostra tavola un nemico invisibile. Perché questo limite percentuale? Chi lo ha stabilito? (la legge europea che decretò questa soglia reca la data del 12 giugno 2007, mentre l’entrata in vigore del provvedimento è del primo gennaio 2009) «Il limite è definito dai tecnici – commenta ancora Tommaso Cerno – che spiegano come le macchine non riescano a identificare sostanze mutate sotto quella soglia e aggiungono che durante i trasporti o nei magazzini un rischio minimo di contaminazione, di fatto, c’è e quello 0,9 mette al sicuro dal caso».

Senza informare l’anello debole della catena alimentare, il consumatore il quale, ignaro, fa la sua spesa tossica quotidiana e non sa che presto ingurgiterà una dose di cibo adulterato approvato dalla legge. C’è ancora chi ritiene che quello degli OGM sia un falso problema e non tanto perché gli effetti nocivi certi di queste sostanze sull’organismo potremo conoscerli solo fra qualche anno, ma perché in Italia esiste il paradosso evidente cui si è accennato poche righe sopra. La legge, da un lato, vieta l’uso di sementi transgeniche per le coltivazioni ma, dall’altro, autorizza l’importazione di sostanze e derivati modificati in laboratorio.

Se a questo aggiungiamo il fatto che in Italia i controlli sono pochi e le etichette dichiarano il falso, il gioco è fatto. Come stanno le cose negli altri Paesi dell’Unione Europea? Sembra che la Spagna sia la nazione che fa un uso maggiore di mais modificato a livello genetico, grazie al 73 % circa di ettari di terra coltivati, mentre Germania, Portogallo e Romania si attesterebbero su percentuali che vanno dal 2,9 al 6,6.

Chiediamoci ora se la convivenza fra le coltivazioni OGM e quelle tradizionali sia possibile. Sembrerebbe di no, a giudicare dagli elementi naturali tirati in ballo da un’attività umana antica come l’agricoltura ovvero il vento e le api (per tacere della fauna selvatica, dei corsi d’acqua e dei microrganismi che vivono nei terreni erbosi). Il primo è in grado di far volare i semi “di Frankenstein” ben oltre gli steccati e i metri di distanza imposti dalla legge, mentre le laboriose operaie dell’ordine degli Imenotteri sono capaci di compiere tragitti anche di 5/6 chilometri, pur di impollinare il maggior numero di fiori. E il rischio contaminazione diventa reale, in barba a soglie prestabilite, controlli fasulli, etichette menzognere e campioni analizzati. Chi si frega le mani, di fronte a questo ennesimo scempio della natura, sono le multinazionali, le quali potranno così dettare il loro monopolio commerciale sull’agricoltura e imporre i brevetti sugli OGM. E il Principio di Precauzione che dovrebbe essere messo in atto in casi come questi, nei quali ad essere coinvolta è la salute umana?

Chi la invoca va ben oltre, nel nostro Paese, parlando di “manipolazione psicologica” a mezzo stampa, citando almeno due articoli della Costituzione, il 32 e il 9 ed auspicando l’introduzione di “responsabilità penali” per coloro, enti o singoli individui, che contribuiscono a diffondere la contaminazione delle coltivazioni tradizionali. E pensare che uno studioso come il professor Francesco Sala, “biotecnologo vegetale”, come lo definisce il quotidiano “Il Giornale” dalle pagine elettroniche de “Il Giornale.it”, ha affermato persino che l’agricoltura italiana o sarà transgenica oppure non sarà del tutto. E allora? OGM sì oppure OGM no? A quanto pare ci troviamo di fronte ad un’ulteriore manipolazione della natura i cui effetti ci saranno noti fra breve. Due o tre anni nulla sono se paragonati ai milioni che la Terra ha impiegato per dar vita al complesso sistema vivente di cui l’essere umano fa parte, sì, ma solo come ospite. C’è da chiedersi quale futuro possa garantire, ai propri figli, questo scomodo commensale, che continua a sofisticare ciò che è nato perfetto e che non ha bisogno di manipolazioni di alcun tipo. Non sarà che siamo un po’ troppo sconvenienti ed inopportuni per essere qui solo di passaggio?

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